VERA STASI

CANZONI PER TE
lavori brevi per quartetto di donne


interpreti
Silvana Barbarini
Cristina Failla
Claudia Pescatori
Nadia Scarpa

disegno luci : Luca Storari

coreografie a cura di Silvana Barbarini

suono a cura di Marco Schiavoni


Sono stati il rapporto con il suono, con la mediterraneità, con il femminile, con la macchina, a nutrire il linguaggio coreografico delle ultime creazioni, nate all'interno del progetto CANZONI PER TE (lavori brevi per quartetto di donne).
Il desiderio era quello di realizzare un piccolo repertorio di opere coreografiche agili e particolari, che si potessero rappresentare anche in spazi diversi dal teatro, per incontrare un pubblico più diversificato e imprevedibile.
CANZONI PER TE è attualmente una serata al femminile in cui un coro di quattro donne presenta due lavori brevi senza soluzione di continuità: FIGURE SONORE di Barbarini/Bacalov/Cinque (Tuscania, 1996) e IL TEMPO DELLA LUNA di Barbarini/Autore/Schiavoni (Tuscania, 2001).
Entrambi i lavori sono frutto di ricerche coreografiche effettuate in precedenza a partire da materiali letterari. Il percorso che ha portato all'elaborazione di FIGURE SONORE passa attraverso la poesia di Aurelio Pes (GENEALOGIA DEL FUOCO) e la tragedia greca di Sofocle (AIACE e poi EDIPO RE) e si è avvalso anche della collaborazione di Enrico Frattaroli.
Il percorso che ha portato all'elaborazione de IL TEMPO DELLA LUNA passa attraverso i drammi celtici di Yeats e la poesia di Pessoa (IL VIOLINISTA PAZZO).

FIGURE SONORE
"Una macchina per narrare. Una lingua morta. Procedere per assonanza. Per intuizione. Una danza senza carne. Una forza tranquilla. Essere soli e insieme. Fare e ascoltare. Muoversi e essere immobili. Procedere in un tempo misurato. Cercare l'esatto. Frugare nella memoria delle cose. Trovare frammenti di possibile verità."

IL TEMPO DELLA LUNA
"Luna nuova, luna piena, luna calante, luna nera, con l'idea del tempo dell'amore che nasce, cresce, si assottiglia per scomparire e poi ancora rinascere.... un ciclo senza fine vissuto come un rito di iniziazione e raccontato attraverso una composizione di frammenti lunari: memorie vive, gesti che riaffiorano, immagini che persistono."

 

"Quattro donne danno vita, attraverso una partitura gestuale di elementi ritmici sempre più complessi, a una serie di figure ancestrali e quasi pietrificate" (Sara Chiappori, La Repubblica, aprile 2001)


"Il segreto della bellezza dello spettacolo è in quella semplicità che dagli elementi della scena passa alla purezza delle forme ed ai contenuti del lavoro. Ritmi, sospiri, sussurri e silenzi evocano i cori dei drammi greci, ma rimandano anche all'atmosfera partecipe di un'aia contadina, alla terra, agli umori delle donne. Un bel contrasto con la purezza cristallina della composizione, come una sfera trasparente dalla quale questi umori sembrano sfumare." (Giulia Salvagni, Avvenimenti, maggio 1999)


"...e poi la danza, coreografata sull'idea di un coro percussivo: di un unico corpo sonoro, risonanti il piede il petto le mani la testa il bacino; di figure del mondo antico della lamentazione e della rassicurazione. Figure che si concludono in se stesse con un suono. O con un silenzio simile al battito di una mano sola." (Luigi Cinque, Officina Mediterraneo, maggio 1996)